Archive for ‘News’

Rondò. Rosato spumante dell’estate

Wednesday, July 20th, 2011

Quando si parla di Valpolicella, si pensa a grandi vini di corpo, caldi e tannici, ideali per una serata con gli amici, un piatto di carne o un formaggio stagionato.

Ma dal territorio da cui proviene il Re dei Vini Veronesi, l’Amarone, Daniela Piccoli ha ricavato un vino Spumante Rosato, il Rondò.

La raccolta delle uve avviene a mano in casse da 10 Kg, subito portate in cantina per la lavorazione. Alla pigiatura segue una macerazione a freddo per favorire l’estrazione di profumi e aromi primari tipici delle varietà. Dopo alcune ore vengono rimosse le bucce dal mosto, che continua la fermentazione mantenendo il caratteristico colore rosato.

Completata la fermentazione a temperature sempre controllate che non superano i 16° C il vino è pronto per la spumantizzazione.

La presa di spuma avviene in autoclave (metodo Charmat lungo) al fine di creare un perlage fine e persistente .

Continue lavorazioni “sur lies” consentono la completa maturazione del prodotto prima dell’ imbottigliamento.

Nel bicchiere il Rondò ha il colore dei petali di rosa dai riflessi violacei e un perlage fine e persistente. Al naso è intenso e fruttato con note dolci e floreali che si fondono alla spezia.

In bocca è vivace ed intrigante ed è ideale come aperitivo, in abbinamento a piatti a base di pesce e con la pizza.

Temperatura di servizio 8-10° C.

Azienda Agricola Daniela Piccoli, presenta il suo Amarone Doc

Wednesday, July 20th, 2011

Monte La Parte, Amarone Doc, nuovo nato in Cantina Piccoli Daniela di Parona di Valpolicella

“Monte La Parte” Amarone Doc è un vino moderno ottenuto con le tradizionali tecniche produttive abbinate alle più moderne tecnologie. E’ un vino intenso ed elegante, volto ad incontrare il gusto dei palati più esigenti. I Vigneti di proprietà dell’Azienda Agricola sono situati a Parona di Valpolicella a 250 mt slm su terreni tufacei e calcarei e sono allevati a guyot a 6000 ceppi/ettaro. E’ il risultato dell’uvaggio di Corvina 40 % Corvinone 30 e % Rondinella 30% che dopo un’attenta e rigorosa selezione in vigna sono vendemmiate interamente a mano. Una seconda selezione identifica i grappoli migliori che sono riposti in plateaux a riposare in fruttaio. L’appassimento, senza nessun ausilio di impianti di condizionamento, dura più di 90 giorni con una perdita in peso che può arrivare fino al 30 %. La vinificazione delle uve avviene in acciaio inox con completo controllo di tutte le fasi di lavorazione. Ad una macerazione a freddo di 15 giorni, segue una lenta fermentazione alcolica che si protrae per almeno 30 giorni. Rimontaggi e delestage consentono di esprimere al massimo la potenzialità delle uve. Il vino riposa in tonneaux di rovere francese e di slavonia da 5 hl per almeno 24 mesi. Dopo questo lungo affinamento il vino torna in acciaio qualche mese prima di essere imbottigliato. Sosta in bottiglia 90-120 giorni. Ora l’Amarone sta affinando in bottiglia.

Vi aspetto per una degustazione a settembre!

www.piccoliwine.it

Greenwashing: il verde dei furbetti

Thursday, June 16th, 2011

Il green tarocco. Sembra un’innocua esagerazione pubblicitaria, ma danneggia la reputazione di chi lo pratica e anche la fiducia nel mercato. Sciocco e pericoloso…

1. C’è una novità, purtroppo.
Si sta diffondendo una parola nuova: greenwashing. Il greenwashing è il figlio degenere di un buon padre, il marketing verde, discendente a sua volta dalla coscienza ecologica, la nobile causa che sta conquistando praticamente tutti, almeno a parole.
Sono molte le aziende che hanno deciso di saltare sul carro del green marketing, che però prevede una politica trasversale di Corporate Social Responsibility, impegnativa e dai tempi lunghi. I furbetti pensano invece che si possa cavalcare il fenomeno a buon mercato, puntando solo ad abbellire la propria immagine sventolando la bandiera verde.
E così è nato il greenwashing, l’ecosostenibilità di facciata, qualche spruzzata di verde qua e là e via.
Si fa greenwashing quando un’azienda, organizzazione, fiera, partito politico, evento aziendale o pubblico, sostengono di “essere verdi” attraverso la pubblicità e/o qualche azione isolata, e impegnano più risorse in questa affermazione che nelle pratiche per minimizzare davvero l’impatto ambientale. Chi non conosce casi del genere?
Anche chi frequenta gli eventi e ha pratica di organizzazione sa benissimo quanto sia trendy oggi tinteggiare di verde: un depliant su carta riciclata, una borsa di iuta come gadget, il catering a km zero (e l’ananas?), non stampate questa mail per carità, pianteremo xxx alberi nel Mato Grosso… et voila, siamo diventati ecosostenibili!!

2. No, non è una semplice sciocchezza
A prima vista il greenwashing è solo una sciocchezza alla moda, che fa affermazioni a vanvera, alla fine né buone né cattive per l’ambiente, nella pia speranza di vendere più roba o di fare bella figura..
In realtà il greenwashing è un male per l’ambiente perché può indurre i consumatori in buona fede ad adottare comportamenti o acquistare prodotti che contengono aspetti veramente contrari alla causa ambientale mascherati da un po’ di verdolino.
E per di più il greenwashing può nuocere gravemente alla credibilità delle aziende e dei prodotti perché se da una parte i consumatori sono sempre più sensibili alle promesse che toccano l’ambiente, dall’altra diventano molto severi verso chi approfitta di questa disponibilità e sul web si stanno sviluppando forme di contrasto e di denuncia veramente efficaci e molto punitive nei confronti dei furbetti.
E infine il greenwashing può indurre sfiducia verso le politiche verdi in generale, anche di aziende che le adottano seriamente e responsabilmente. Questo forse è il danno maggiore, verso la causa ambientale e verso il mercato.
Dunque nei tempi medi e lunghi il greenwashing si rivela una pessima idea anche per le aziende e i brand.
Un hotel, ad esempio, può convincerci del proprio impegno ambientale proponendoci di non lavare asciugamani e lenzuola ogni giorno, ma se allo stesso tempo non ha curato l’efficienza energetica nell’illuminazione, nel riscaldamento e raffreddamento, il cliente se ne accorge facilmente e l’albergo rivela una filosofia verde che punta solo alla sua convenienza. Il rischio di ottenere un risultato di immagine negativo ed essere visti come generatori di “greenwashing” è dietro l’angolo.
Ma tant’è… ci provano in molti, e anche nomi grossi!

3. Una bugia dalle molte facce
Negli Stati Uniti dove il termine greenwashing è ormai parola comune, esistono addirittura classifiche delle aziende più ingannevoli sui temi ambientali (vedi www.greenwashingindex.com). Grandi marche come Coca Cola, Nestlè, American Electric Power, General Electric, Dupont, Shell, Ford, General Motors, sono solo alcune tra quelle che non hanno resistito al richiamo di azioni “green” facili e che sono state punite dai consumatori perché in qualche modo non hanno convinto.
Le pratiche più comuni che portano all’accusa di greenwashing sono:
- evidenziare una singola caratteristica per classificare come “green” un prodotto/servizio, ignorando completamente altri aspetti più importanti;
- occultare specifiche informazioni di cui l’Azienda è in possesso come dati statistici, ricerche, studi, etc, o rendendone molto difficile la reperibilità nel sito web aziendale;
- comunicare caratteristiche green irrilevanti e/o non presenti nei disciplinari e nelle linee guida delle certificazioni ufficiali;
- investire in compensazione di CO2 per conferire al brand quella sostenibilità che di per sé non ha;
- inserire eco label false o di fantasia su annunci o confezioni;
- vantarsi di finanziare progetti socio-ambientali di nessuna importanza;
- utilizzare frequentemente termini come eco-friendly, sostenibilità, low impact, green, clean, etc senza una reale corrispondenza nella filosofia aziendale e nelle pratiche produttive.

4. Norme anti greenwashing
Per contrastare il fenomeno del greenwashing, in molti Paesi sono state adottate norme e prassi ad hoc. Ecco alcuni esempi, ma la lista è più lunga e si allunga ogni giorno.
Molte associazioni di categoria e gruppi di industrie, soprattutto in Europa, stanno prendendo seri provvedimenti contro le false dichiarazioni ambientali.
In USA la Commissione Federale del Commercio (FTC) ha fornito severe linee guida contro i posizionamenti ambientali falsi e ingannevoli in pubblicità.
In Australia sono state varate sanzioni fino a 1,1 milioni di dollari per punire le aziende che comunicano comportamenti ambientali non corrispondenti a verità.
Il governo norvegese ha vietato all’industria automobilistica forme di pubblicità comparativa sui temi ambientali.
Il Regno Unito ha chiesto al Consorzio dell’Olio di Palma Malese di ritirare l’annuncio apparso sulla BBC e giudicato ingannevole che definiva il prodotto “un regalo dalla natura, un regalo per la vita, che aiuta il pianeta a respirare e genera sostenibilità”.
In Francia, l’Agenzia di protezione dei consumatori ha stabilito che le automobili nelle pubblicità devono apparire in normali strade aperte al traffico dove sono usate abitualmente e non in luoghi “green”.
E in Italia?
Nel nostro Paese il greenwashing va a gonfie vele anche perché sul fronte legislativo non si vede ancora nessuna posizione chiara, a parte i casi talmente gravi da sconfinare nella truffa vera e propria. In più, si prestano a fare da sponda (involontaria?) ad azioni di greenwashing perfino Associazioni Ambientaliste, Enti Pubblici, trasmissioni televisive e media in generale. Tuttavia qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta per merito dei molti siti ambientalisti (digitare su Google: greenwashing italia).

5. Il greenwashing è virale.
Insomma, anche se sembra solo una furbata o una leggerezza, il greenwashing fa un danno notevole: inganna i consumatori che vorrebbero scegliere prodotti concepiti con logiche sane, induce confusione negli acquisti e genera sfiducia anche verso quei produttori che, invece, stanno facendo un effettivo ripensamento del modo di produrre.
Il problema riguarda tutte le aziende e i settori produttivi, perché anche se la nostra azienda non è stata indicata tra quelle che praticano il greenwashing, il sospetto e la sfiducia dilagheranno nel mercato e ai consumatori sarà reso più difficile capire come orientarsi verso prodotti e servizi veramente green.
Il greenwashing va combattuto perché è un freno allo sviluppo dell’economia sostenibile, cioè l’economia del futuro.

Autore e Fonte Biagio Duca – www.hotelsostenibile.com

Wine & Food: Appuntamenti da non perdere

Sunday, June 12th, 2011

Per gli appassionati e i professionisti un breve elenco di eventi e fiere da segnare in agenda:

Dal 23 al 25 Settembre, 2011 USA: The 6th Annual Newport Mansions Wine & Food Festival http://www.newportmansions.org

Dal 5 al 7 Novembre 2011 MERANO WINE FESTIVAL http://www.meranowinefestival.com/

Dall’11 al 13 Novembre 2011 The Wine Show Olympia/London http://www.wineshow.co.uk/

Dal 21 al 22 Gennaio 2012 Boston Wine Expo http://www.wine-expos.com

Dall’11 al 12 Febbraio 2012 USA: Washington DC International Wine & Food http://www.wineandfooddc.com/

Dal 2 al 4 Marzo 2012 USA: New York Wine Expo http://www.wine-expos.com/Wine/NY/

Dal 4 al 6 Marzo 2012 Pro Wein (Duesseldorf) http://www.prowein.de

  Dal 25 al 28 Marzo 2012 Italy: Vinitaly (Verona) http://www.vinitaly.com/

 

Chi è un educatore del vino?

Saturday, June 11th, 2011

Quasi tutte le cantine sono Product Oriented, ora la strategia vincente per vendere e per produrre ciò che il mercato richiede è divenire Customer Oriented, prevenire i bisogni del cliente e soddisfarli al prezzo che lo stesso ritiene adeguato. Il vino non è solo una bevanda, il suo ruolo sociale, conviviale, d’immagine e di status symbol hanno un notevolmente superiore al ruolo rivestito come alimento. Quale leva rende un prodotto desiderabile al punto di spendere svariate centinaia di euro per averlo? Non certo la sete.

Educare è alla base del moderno marketing di prodotto. In un era dove le aziende dovrebbero essere orientate al consumatore e ai suoi bisogni, avere la forza di educare e di promuovere un prodotto come il vino, parlando la lingua del potenziale utilizzatore è una leva fondamentale e altamente remunerativa.
Chi spende tempo per accrescere la nostra cultura, sin dai tempi della scuola, ai nostri occhi ha diritto di essere ascoltato e se parla di argomenti interessanti, anche seguito.
Il vino è un prodotto che dal punto di vista del Marketing rappresenta una sfida.

Il mercato si è evoluto e sempre più ci si deve muovere come aziende customer oriented, creando rapporti di fiducia e di interrelazione, mentre il territorio e le materie prime tipiche dell’industria enoica sono date, definite, quantomeno nei mercati del vecchio mondo, spinti da forte tradizione e da legame indissolubile con il terroir.
Quale è la via da seguire? Creare rapporti di fidelizzazione, raccogliendo una banca di contatti a cui parlare, con cui interagire, a cui chiedere il proprio parere. Ascoltare e non solo parlare. Comunicare è anche saper dare importanza al proprio cliente fedele e “internalizzare” la sua esperienza facendone tesoro.
E soprattutto investire tempo e qualche risorsa nello spiegare perché e come si produce un vino; perché costa 200 euro e non 5; cosa significano alcuni termini, formare e confrontarsi con il mercato creando un marketing a a misura di consumatore, che non impone con supponenza un’etichetta o uno stile ma li fa avvicinare al cliente.
Se avete spiegato i vostri vini, avete organizzato una serata in cantina o avete tenuto una conferenza sul vino, siete Educatori del Vino. Alla base di tutto è la competenza, non solo la passione.
La passione spinge verso un tema, l’impegno, la cultura e la preparazione creano la competenza atta trasformare un hobby in una professione

L’Italia primo produttore di vino al mondo

Saturday, June 11th, 2011

L’Italia supera la Francia in termini di produzione di vino nel 2010. Sono 50 i milioni di ettolitiri italiani contro i 46 francesi.

Il mercato all’esportazione aumenta del 15%. In particolare grande interesse da parte degli USA che incrementano nel 2010, rispetto al 2009 le loro importazioni dei vini italiani del  30%. Il Far East sembra essere il mercato più dinamico con Cina capofila che incrementa le proprie importazioni di vini italiani del 150%. Si tratta pur sempre di mercati piccoli con numeri molto ridotti rispetto agli USA che ora consumano i nostri vini in quantitativi superiori agli italiani stessi.

Fonte Coldiretti / TG2 Rai – 11/06/2011

Un nuovo sito web per promuovere i vini del Sussex, protagonista della Settimana del Vino Inglese.

Saturday, June 11th, 2011

Nick Perry, direttore di www.sussexwinelist.co.uk vive e lavora a Hastings  ed è stato ,il candidato dei liberali democratici parlamentari per la circoscrizione East Sussex di Hastings & Rye all’Assemblea Generale delle elezioni 2010.  Ha frequentato certificandosi il  Wine & Spirits Education Trust, e ha sviluppato la sua conoscenza del vino a École du Vin de Bordeaux.
Nel panorama internazionale approdano nuovi produttori, diversi dai classici e diversi ancora dai paesi del nuovo mondo. Vi suggerisco dare un’occhiata a questo progetto. Buona fortuna Nick.

Nuovi trend di mercato – incontro in Coldiretti

Saturday, June 11th, 2011

 25 maggio 2011- Per Coldiretti Di-Vinum ha organizzato un incontro formativo sul panorama enologico internazionale e sui nuovi strumenti di marketing per combattere la crisi.

Attenzione al mercato, studio delle dinamiche e dei valori macroeconomici di crescita e di recessione, creatività e tenacia sembrano essere gli strumenti per combattere la crisi.

In un incontro – tavola rotonda con 20 imprenditori agricoli del vicentino, sono emerse sia le difficoltà estreme che talune aziende stanno vivendo, sia alcune soluzioni creative di risposta ad un mercato sempre più dinamico e ad una sensazione generale di abbandono, vissuta dalle piccole realtà a gestione familiare.

Biologico e differenziazione dei canali di vendita (la  vendita diretta proposta da Coldiretti per prima) sembrano essere due scelte coraggiose che alcune aziende hanno deciso di compiere, per poter affrontare competitivamente le sfide del mercato agricolo. Non più business to business ma anche business to consumer, per bilanciare i margini operativi e assicurare maggiore risultato economico.

Silvia Rama

Partecipazione alla Ecole du Vin de Bordeaux

Saturday, June 11th, 2011

Maggio 2011 – splendida esperienza a Bordeaux, per migliorare la mia preparazione tecnica e la mia conoscenza dei vini francesi.

Il mercato francese ha dinamiche estremamente differenti dal mercato italiano e l’approccio commerciale delle aziende si differenzia in maniera sostanziale dalle aziende italiane.

Chi fa numeri, oltre che qualità affida la quasi totalità della sua produzione a figure commerciali professionali dedite esclusivamente alla ricerca di sbocchi per i nuovi prodotti.

visita didattica

I concetti di “merchant” o di “premiere” in Italia non esistono. Gli Chateaux del Bordeaux vendono i loro vini  sulla carta, due anni e mezzo prima dell’effettivo imbottigliamento. Il mercato internazionale del vino definisce i titoli di acquisto “wine futures” , mutuando il termine dal mercato finanziario.

La scuola del vino di Bordeaux ha sede due volte l’anno, per una totale di 7 giorni di full immersion, che prevedono prove pratiche, studi teorici, esperimenti sui blend, visite in cantina e degustazioni. Il tutto in lingua inglese in un ambiente internazionale che permette di creare legami professionali tra diversi operatori del mondo del vino di ogni nazionalità. Quest’anno a Maggio i paesi presenti erano Brasile, Italia, Francia, Giappone, Cina, USA, Svizzera, Canada, Australia, Germania , Nuova Zelanda e Gran Bretagna.

10 giugno 2011 – Il pittore Gianpaolo Spagnoli presenta la sua nuova mostra personale di pittura alla galleria Testoni

Monday, June 6th, 2011

 Gianpaolo Spagnoli, veronese di nascita e gardesano d’adozione espone presso Galleria Testoni, nella splendida cornice del quartiere San Zeno

Venticinque lavori per una sintesi esaustiva del nuovo percorso artistico di Gianpaolo Spagnoli riguardante il biennio 2009-2011. Piccole figure su fondi di smalto traslucido animano una realtà concettuale solo in apparenza rivelata da titoli poetici (estratti dai diari di viaggio dell’amico storico e contaminante Matteo Tonoli) che, come scatole cinesi, giocano a continui rimandi semantici; a cura di Enrico Padovani.

GIANPAOLO SPAGNOLI nasce a Verona nel 1975. Inizia molto giovane gli studi musicali e nel 1994 si diploma in clarinetto presso il conservatorio di Trento. Al contempo si diploma nel 1993 presso il Liceo artistico statale di Verona. La sua ricerca artistica continua negli anni e fino al 2004 seguirà la professione musicale per poi dedicarsi completamente alle arti figurative. Vive a Peschiera del Garda.
L’inaugurazione, si terrà il giorno 10 giugno, venerdì,  alle 18.30 e aperta al pubblico. Si chiede di inviare una mail di conferma partecipazione.

La mostra resterà aperta al pubblico nei giorni di sabato 11, venerdì 17 e sabato 18 Giugno dalle ore 17.30 alle ore 20.30.
E’ possibile visitare la mostra previo appuntamento inviando una mail al seguente indirizzo: info@gianpaolospagnoli.it

Ufficio Stampa Di-Vinum

info@di-vinum.it