Giovani e vino, un argomento molto interessante, in costante aggiornamento. Affascinante perché foriero di novità e di freschezza in un mercato talvolta tradizionale e poco incline al cambiamento.

C’è una fetta di giovani che va dai 18 ai 29 anni che preferisce bere short e long drinks invece dai 30 anni in su si preferisce la consumazione di vino di qualità. In questo cluster, i mixed-drinks perdono il loro fascino o vengono circoscritti a serate in discoteca, mentre i vini, magari più originali, autentici e green diventano protagonisti.

Una delle motivazioni per cui alcuni giovani non bevono vino è data dal fatto che non sono informati  sulle diverse tipologie esistenti, oppure sono confusi dalla moltitudine di vitigni e di prodotti sul mercato. Un’altra ragione riguarda un fattore spirituale e culturale. Sempre meno persone si sentono legate a valori tradizionali o religiosi, per i quali il vino ha una connotazione “cristiana” ed è una bevanda “divina”, “sacra”.

A parte alcune regioni del mondo in cui la produzione di vino fa parte del “patrimonio locale” per cui il consumo in famiglia è un aspetto normale, in altre l’approccio all’alcool diventa più casuale.

Quindi cultura, mode, stile globale sono probabilmente alla base delle scelte di consumo di molti under 30.

Gli italiani preferiscono ancora molto il vino e sono sempre di più i giovani che bevono vino, si stima il triplo rispetto al periodo pre-covid19, grazie ad una impennata dei nuovi maggiorenni che hanno un approccio al bere più consapevole. C’è stato anche un aumento dei consumatori anche perché cresce il gradimento dei vini biologici e vegani così da coprire una fetta più ampia di consumatori e soprattutto soddisfare wine lovers con gusti sempre più ricercati e diversi. 

I giovani dai 18 ai 34 anni, quando si informano sul vino, preferiscono bere meno ma meglio, senza eccessi perché il vino è un alimento/bevanda che dà piacere, legato alla cultura dell’italianità, approcciato con un criterio di scelta che favorisce il rapporto tra vino e territorio

I giovani, notoriamente più curiosi e sperimentatori, ricercano vini diversi di territorio diversi, basti pensare ai fenomeni di Pecorino e Passerina negli USA e soprattutto in Canada e alla curiosità suscitata dai numerosi vitigni autoctoni italiani che costituiscono un patrimonio enorme e unico del nostro paese, rispetto agli altri produttori di vino del mondo.

Dall’ultimo rapporto sul turismo enogastronomico italiano inoltre si evince che i wine lovers e i turisti del vino e del cibo danno molta importanza alle cantine che fanno attenzione alla sostenibilità ambientale e al loro rapporto col tessuto sociale in cui sono inserite.

Esistono però consumo moderato e consumo esagerato.

Quello che è allarmante purtroppo è il consumo eccessivo di superalcolici, con scarsa consapevolezza relativamente ai danni a cui si può andare incontro, come sempre più frequenti incidenti stradali e risse a causa dell’ubriachezza. Se il vino racchiude un aspetto conviviale, quando gestito con moderazione, alcuni altri alcoolici non possono essere percepiti parimenti. Molti giovani bevono eccessivamente alcool per noia o anche perché molto timidi e quindi vogliono essere più socievoli abbattendo l’insicurezza, ricercando una sensazione momentanea di sollievo.

Segnaliamo un’altra moda negativa ovvero il binge drinking cioè quando si assumono grandi quantità di alcol con il fine di ubriacarsi in poco tempo e drelfie ovvero scattarsi selfie quando si è completamente ubriachi (solo per veri selfie addicted). Due mode che speriamo vivamente finiscano nell’oblio quanto prima.

Fonti:

Sole 24 Ore

Teatro Naturale

Wine Couture

Roberta Garibaldi

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Tommaso Guzzo Foliaro/ Silvia Rama

Di-Vinum